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	<title>Centro AIDE &#187; Diagnosi</title>
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		<title>La Malattia di Alzheimer</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2014 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Malattia di Alzheimer, detta anche Morbo di Azheimer, Demenza senile di tipo Alzheimer, Demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è una malattia degenerativa invalidante che colpisce, soprattutto, persone oltre i 65 anni di età. Purtroppo ciò non esclude, e i casi sono in aumento, di esordi precedenti a questa età. Questa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-147" alt="03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-1" src="http://www.centroaide.it/blog/wp-content/uploads/2014/05/03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-1-300x200.jpg" width="300" height="200" />La Malattia di Alzheimer, detta anche Morbo di Azheimer, Demenza senile di tipo Alzheimer, Demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è una malattia degenerativa invalidante che colpisce, soprattutto, persone oltre i 65 anni di età. Purtroppo ciò non esclude, e i casi sono in aumento, di esordi precedenti a questa età.</p>
<p>Questa malattia che invalida chi ne è colpito e sconvolge la vita di coloro che con lui convivono, è in costante aumento. Si stima che nel 2050 una persona su 85 sarà affetta da Alzheimer.</p>
<p>È così molto importante che tutta la popolazione venga informata e sensibilizzata a questo argomento in modo da non lasciar soli gli interessati e creare invece una rete sociale capace di dare sostegno. La parola Alzheimer non deve essere più un tabù.</p>
<p>La Demenza di Alzheimer viene così denominata perché trae il nome dallo psichiatra e neuropatologo Alois Alzheimer che per primo la descrisse nel 1906. Egli scoprì questa malattia seguendo il caso di una paziente di 51 anni Auguste D. che cominciò a soffrire di amnesie di scrittura. Dal 1910 la Malattia di Alzheimer venne inserita nel Manuale di Psichiatria ad opera di Emil Kraepelin.</p>
<p>Da allora questa malattia è in costante aumento, colpisce soprattutto dopo i 64 anni e soggetti femmina.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-148" alt="03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-3" src="http://www.centroaide.it/blog/wp-content/uploads/2014/05/03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-3-300x200.jpg" width="300" height="200" />Cos&#8217;è la Malattia di Alzheimer</strong></p>
<p>La Malattia di Alzheimer essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo, è una forma di Demenza Senile, la più diffusa. Essa infatti rappresenta l&#8217;80-85% di tutti i casi di demenza.</p>
<p>La malattia è dovuta a una diffusa e progressiva distruzione di neuroni, principalmente attribuita alla beta-amiloide, una proteina che, depositandosi tra i neuroni, agisce come una sorta di collante, inglobando placche e grovigli “neurofibrillari”. La malattia è accompagnata da una forte diminuzione di acetilcolina nel cervello (si tratta di un neurotrasmettitore, ovvero di una molecola fondamentale per la comunicazione tra neuroni, e dunque per la memoria e ogni altra facoltà intellettiva). La conseguenza di queste modificazioni cerebrali è l&#8217;impossibilità per il neurone di trasmettere gli impulsi nervosi, e quindi la morte dello stesso, con conseguente atrofia progressiva del cervello nel suo complesso.</p>
<p>A livello neurologico macroscopico, la malattia è caratterizzata da una diminuzione nel peso e nel volume del cervello, dovuta ad atrofia corticale, visibile anche in un allargamento dei solchi e corrispondente appiattimento delle circonvoluzioni.</p>
<p>A livello microscopico e cellulare, sono riscontrabili depauperamento neuronale, placche senili (dette anche placche amiloidi), ammassi neurofibrillari, angiopatia congofila (amiloidea).</p>
<p>Dall&#8217;analisi post-mortem di tessuti cerebrali di pazienti affetti da Alzheimer (solo in tale momento si può confermare la diagnosi clinica da un punto di vista anatomo-patologico), si è potuto riscontrare un accumulo extracellulare di una proteina, chiamata Beta-amiloide.</p>
<p>Tale beta-amiloide non presenta le caratteristiche biologiche della forma naturale, ma tende a depositarsi in aggregati extracellulari sulla membrana dei neuroni. Tali placche neuronali innescano un processo infiammatorio che attiva una risposta immunitaria richiamando macrofagi e neutrofili, i quali produrranno citochine, interleuchine e TNF-alfa che danneggiano irreversibilmente i neuroni.</p>
<p>Ulteriori studi mettono in evidenza che nei malati di Alzheimer interviene un ulteriore meccanismo patologico: all&#8217;interno dei neuroni una Proteina Tau, fosforilata in maniera anomala, si accumula nei cosiddetti “aggregati neurofibrillari” (o ammassi neurofibrillari).</p>
<p>Particolarmente colpiti da questo processo patologico sono i neuroni colinergici, specialmente quelli delle aree corticali, sottocorticali e, tra queste ultime, le aree ippocampali.</p>
<p><strong> Decorso della malattia</strong></p>
<p>La Malattia di Alzheimer ha sostanzialmente 3 fasi: Fase lieve, intermedia ed avanzata-severa. I tempi e la sintomatologia sono molto variabili.</p>
<p>La malattia viene anticipata da un calo cognitivo, che è comunque frequente nella popolazione anziana, legato alla memoria, all&#8217;orientamento o alle capacità verbali.</p>
<p>Progredisce poi con deficit di memoria dapprima circoscritti a sporadici episodi nella vita quotidiana (ricordarsi cosa si è mangiato a pranzo, cosa si è fatto durante il giorno) e della memoria prospettica (che riguarda l&#8217;organizzazione del futuro prossimo, come ricordarsi di andare a un appuntamento); poi man mano il deficit aumenta e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria episodica retrograda (riguardante fatti della propria vita o eventi pubblici del passato) e la memoria semantica (le conoscenze acquisite), mentre la memoria procedurale (che riguarda l&#8217;esecuzione automatica di azioni) viene relativamente risparmiata fino alle fasi intermedio-avanzate della malattia.</p>
<p>A partire dalle fasi lievi e intermedie possono poi manifestarsi crescenti difficoltà di produzione del linguaggio, con incapacità nella definizione di nomi di persone od oggetti, e frustranti tentativi di “trovare le parole”, seguiti poi nelle fasi più avanzate da disorganizzazione nella produzione di frasi e uso sovente scorretto del linguaggio (confusione sui significati delle parole, ecc.). Sempre nelle fasi lievi-intermedie, la pianificazione e gestione di compiti complessi (gestione di documenti, attività lavorative di concetto, gestione del denaro, guida dell&#8217;automobile, cucinare, ecc.) cominciano a diventare progressivamente più impegnative e difficili, fino a richiedere assistenza continuativa o divenire impossibili.</p>
<p>Nelle fasi intermedie e avanzate, inoltre, possono manifestarsi problematiche comportamentali (vagabondaggio, coazione a ripetere movimenti o azioni, reazioni comportamentali incoerenti) o psichiatriche (confusione, ansia, depressione, e occasionalmente deliri e allucinazioni). Il disorientamento nello spazio, nel tempo o nella persona (ovvero la mancata o confusa consapevolezza di dove si è situati nel tempo, nei luoghi e/o nelle identità personali, proprie o di altri &#8211; comprese le difficoltà di riconoscimento degli altri significativi) è sintomo frequente a partire dalle fasi intermedie-avanzate. In tali fasi si aggiungono difficoltà progressive anche nella cura della persona (lavarsi, vestirsi, assumere farmaci, ecc.)</p>
<p>Essendo compromesse le funzioni della Corteccia Associativa si possono presentare afasia ed aprassia.</p>
<p><strong>Diagnosi</strong></p>
<p>La diagnosi di Malattia di Alzheimer viene eseguita seguendo due strade. La prima vede l&#8217;utilizzo di test di screening neuropsicologico e la seconda l&#8217;esecuzione di esami clinici e radiologici.</p>
<p>I test di screening neuropsicologico valutano diverse funzioni e competenze cognitive, come il saper copiare disegni simili a quelli mostrati nella foto, ricordare parole, leggere e sottrarre numeri in serie. Sono otto gli ambiti funzionali cognitivi più comunemente compromessi: memoria, linguaggio, abilità percettiva, attenzione, abilità costruttiva, orientamento, risoluzione dei problemi e capacità funzionali.</p>
<p>Per quanto concerne invece gli esami clinici e radiologici si può dire che ve ne siano parecchi a disposizione anche a livello di diagnosi precoce e preventiva. Purtroppo il fatto che l&#8217;esordio di questa malattia venga spesso confusa con un semplice quadro di invecchiamento, accade che la malattia venga indagata quando ormai è conclamata.</p>
<p>Un indicatore oggettivo e facilmente disponibile delle prime fasi della malattia è l&#8217;analisi del liquido cerebrospinale per la ricerca di beta-amiloide o di proteine ​​tau. La ricerca di queste proteine è in grado di prevedere l&#8217;insorgenza del morbo di Alzheimer con una sensibilità compresa tra il 94% e il 100%.</p>
<p>È comune eseguire test di funzionalità tiroidea, valutare i livelli di vitamina B12, escludere la sifilide, escludere problemi metabolici (tra cui test per la funzione renale, i livelli di elettroliti e per il diabete), valutare i livelli di metalli pesanti (ad esempio il piombo e il mercurio), e l&#8217;anemia.</p>
<p>È anche necessario escludere la presenza di sintomatologia psichiatrica, come deliri, disturbi dell&#8217;umore, disturbi del pensiero di natura psichiatrica, o pseudodemenze depressive. In particolare vengono utilizzati test psicologici per la rilevazione della depressione, dal momento che la depressione può essere concomitante con l&#8217;Alzheimer, essere un segno precoce di deficit cognitivo, o esserne addirittura la causa.</p>
<p>Passando agli esami diagnostici radiologici vediamo l&#8217;uso della Tomografia a emissione di fotone singolo (SPECT) e della Tomografia a emissione di positroni (PET). Esse possono essere utilizzati per la conferma di una diagnosi di Alzheimer in associazione con le valutazioni dello stato mentale.</p>
<p>Una nuova tecnica nota come PiB-PET è stata sviluppata per visualizzare direttamente e chiaramente immagini di depositi di beta-amiloide in vivo, utilizzando un radiotracciante che si lega selettivamente ai depositi A-beta. Studi recenti suggeriscono che la PiB-PET è precisa all&#8217;86% nel predire quali persone, già affette da decadimento cognitivo lieve, svilupperanno la malattia di Alzheimer entro due anni, e al 92% in grado di escludere la probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer.</p>
<p>La risonanza magnetica volumetrica è in grado di rilevare cambiamenti nella dimensione delle regioni del cervello. L&#8217;atrofia di queste regioni si sta mostrando come un indicatore diagnostico della malattia.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-149" alt="03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-4" src="http://www.centroaide.it/blog/wp-content/uploads/2014/05/03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-4-300x200.jpg" width="300" height="200" /><strong>Terapie farmacologiche</strong></p>
<p>A tutt&#8217;oggi non è stata ancora scoperta una cura farmacologica efficace per il trattamento della Malattia di Alzheimer. La strategia quindi, al momento, è di modulare farmacologicamente alcuni dei meccanismi patologici che stanno alla base di questa malattia.</p>
<p>Un primo approccio, basandosi sul fatto che nell&#8217;Alzheimer si ha diminuzione dei livelli di acetilcolina, mira a ripristinarne i livelli fisiologici. Vengono somministrati gli inibitori della colinesterasi, l&#8217;enzima che catabolizza l&#8217;acetilcolina: inibendo tale enzima, si aumenta la quantità di acetilcolina presente nello spazio intersinaptico.</p>
<p>Sono a disposizione farmaci inibitori dell&#8217;acetilcolinesterasi. Tra questi, la tacrina, il donepezil, la fisostigmina, la galantamina e la neostigmina sono stati i capostipiti, ma l&#8217;interesse farmacologico è attualmente maggiormente concentrato sugli inibitori reversibili della acetilcolinesterasi, come la rivastigmina e la galantamina stessa.</p>
<p>La tacrina non è più utilizzata perché epatotossica, mentre il donepezil, inibitore non competitivo dell&#8217;acetilcolinesterasi, sembrerebbe più efficace perché, con una emivita di circa 70 ore, permette una sola somministrazione al giorno (al contrario della galantamina, che ha una emivita di sole 7 ore). Ovviamente, però, il donepezil è più soggetto a manifestare effetti collaterali dovuti a un aumento del tono colinergico (come insonnia, aritmie, bradicardia, nausea, diarrea). Di contro, la galantamina e la rivastigmina possono causare gli stessi effetti, ma in misura molto minore.</p>
<p>Un&#8217;altra e più recente linea d&#8217;azione prevede il ricorso a farmaci che agiscano direttamente sul sistema glutamatergico, come la memantina. La memantina ha dimostrato un&#8217;attività terapeutica, moderata ma positiva, nella parziale riduzione del deterioramento cognitivo.</p>
<p>Infine citiamo tutta una serie di terapie di intervento che ancora non hanno trovato validazione scientifica nei risultati in quanto di efficacia insufficiente o non dimostrata.</p>
<p>Partendo dal presupposto che nell&#8217;Alzheimer è presente una dinamica infiammatoria che danneggia i neuroni si è ipotizzato che l&#8217;uso di FANS (anti-infiammatori non steroidei) potrebbe migliorare la condizione clinica dei pazienti.</p>
<p>Le ricerche hanno dimostrato che gli estrogeni bloccano la morte neuronale indotta dalla proteina beta-amiloide così la somministrazione di farmaci estrogeni in post-menopausa potrebbe essere considerata preventiva per una minor insorgenza della Malattia di Alzheimer.</p>
<p>Alcuni ricercatori avrebbero messo in evidenza anche la potenziale azione protettiva della vitamina E (alfa-tocoferolo), che sembrerebbe prevenire la perossidazione lipidica delle membrane neuronali causata dal processo infiammatorio; ma ricerche più recenti non hanno confermato l&#8217;utilità della vitamina E (né della vitamina C) nella prevenzione primaria e secondaria della patologia, sottolineando anzi i potenziali rischi sanitari legati all&#8217;eccessiva e prolungata assunzione di vitamina E.</p>
<p>Sul processo neurodegenerativo può intervenire anche l&#8217;eccitotossicità, ossia un&#8217;eccessiva liberazione di acidi glutammico e aspartico, entrambi neurotrasmettitori eccitatori, che inducono un aumento del calcio libero intracellulare, il quale è citotossico. Si è quindi ipotizzato di usare farmaci antagonisti del glutammato e dell&#8217;aspartato (come, ad esempio, inibitori deirecettori NMDA), ma anche questi ultimi presentano notevoli effetti collaterali.</p>
<p>Sono presenti in commercio farmaci definiti Nootropi (“stimolanti del pensiero”), come il Piracetam e l&#8217;Aniracetam: questi farmaci aumentano il rilascio di Acido glutammico; anche se questo parrebbe in netta contrapposizione a quanto detto sopra, si deve tenere presente che comunque tale neurotrasmettitore è direttamente implicato nei processi di memorizzazione e di apprendimento. Aumentandone la quantità, è stato ipotizzato di poter contribuire a migliorare i processi cognitivi. Anche in questo caso, l&#8217;evidenza clinica di efficacia è scarsa.</p>
<p>Ultimo approccio ipotizzato è l&#8217;uso di Pentossifillina e Diidroergotossina (sembra che tali farmaci migliorino il flusso ematico cerebrale, permettendo così una migliore ossigenazione cerebrale, e un conseguente miglioramento delle performance neuronali). Sempre per lo stesso scopo è stato proposto l&#8217;uso del Gingko biloba.</p>
<p><strong>Terapie non farmacologiche</strong></p>
<p>Le forme di trattamento non-farmacologici sono integrative ai trattamenti farmacologici e  consistono prevalentemente in interventi comportamentali, di supporto psicosociale e di training cognitivo ed hanno la finalità di migliorare la gestione quotidiana del paziente.</p>
<p>I training cognitivi quali Reality-Orientation Therapy, Validation Therapy, Reminescence Therapy, i vari programmi di stimolazione cognitiva &#8211; Cognitive Stimulation Therapy, ecc. hanno dimostrato risultati positivi sia nella stimolazione e rinforzo delle capacità neurocognitive, sia nel miglioramento dell&#8217;esecuzione dei compiti di vita quotidiana. I diversi tipi di intervento si possono rivolgere prevalentemente alla sfera cognitiva (ad es., Cognitive Stimulation Therapy), comportamentale (Gentlecare, programmi di attività motoria), sociale ed emotivo-motivazionale (ad es., Reminescence Therapy, Validation Therapy, etc.).</p>
<p>La Reality-Orientation Therapy, focalizzata su attività formali e informali di orientamento spaziale, temporale e sull&#8217;identità personale, ha dimostrato in diversi studi clinici di poter facilitare la riduzione del disorientamento soggettivo, e contribuire a rallentare il declino cognitivo, soprattutto se effettuata con regolarità nelle fasi iniziali e intermedie della patologia.</p>
<p>I vari programmi di stimolazione cognitiva (Cognitive Stimulation), sia eseguiti a livello individuale (eseguibili anche presso il domicilio dai caregiver, opportunamente formati), sia in sessioni di gruppo, possono rivestire una significativa utilità nel rallentamento dei sintomi cognitivi della malattia e, a livello di economia sanitaria, presentano un ottimo rapporto tra costi e benefici. La stimolazione cognitiva, oltre a rinforzare direttamente le competenze cognitive di tipo mnestico, attentivo e di pianificazione, facilita anche lo sviluppo di &#8220;strategie di compensazione&#8221; per i processi cognitivi lesi, e sostiene indirettamente la “riserva cognitiva” dell&#8217;individuo.</p>
<p>La Reminescence Therapy (fondata sul recupero e la socializzazione di ricordi di vita personale positivi, con l&#8217;assistenza di personale qualificato e materiali audiovisivi), ha dimostrato risultati interessanti sul miglioramento dell&#8217;umore, dell&#8217;autostima e delle competenze cognitive, anche se ulteriori ricerche sono ritenute necessarie per una sua completa validazione.</p>
<p>Forme specifiche di musicoterapia e arteterapia, attuate da personale qualificato, possono essere utilizzate per sostenere il tono dell&#8217;umore e forme di socializzazione nelle fasi intermedio-avanzate della patologia, basandosi su canali di comunicazione non verbali.</p>
<p>Positivo sembra essere anche l&#8217;effetto di una moderata attività fisica e motoria, soprattutto nelle fasi intermedie della malattia, sul tono dell&#8217;umore, sul benessere fisico e sulla regolarizzazione dei disturbi comportamentali, del sonno e alimentari.</p>
<p>Di particolare utilità, solitamente a partire dalle fasi intermedie della patologia, l&#8217;inserimento del paziente per alcune ore al giorno nei Centri Diurni, presenti in molte città. Questo porta benefici sia per la stimolazione cognitiva e sociale diretta del paziente, sia per il supporto sociale indiretto ai caregiver.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-150" alt="03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-5" src="http://www.centroaide.it/blog/wp-content/uploads/2014/05/03.02.0005.P-13-04-10_Anziani-5-5-300x200.jpg" width="300" height="200" />I familiari</strong></p>
<p>Coloro che si trovano a convivere con un familiare Alzheimer hanno un carico enorme. Innanzitutto si insinua una deformazione della realtà difficile da accettare e che crea spesso rabbia e dolore.</p>
<p>Oltre al peso del dover accettare il deterioramento cognitivo col tempo si aggiunge un grande carico anche a livello fisico perché convivere con un Alzheimer in fase avanzata comporta un gran lavoro.</p>
<p>Nella fase terminale della malattia la quotidianità si fa pericolosa sia per il malato che per i loro conviventi al punto da divenire insostenibile. Così si giunge alla scelta obbligata del ricovero in strutture specializzate che è un ulteriore stress psicologico che i familiari devono sostenere e superare.</p>
<p>È così fondamentale la preparazione e il supporto, informativo e psicologico, rivolto ai “caregiver” (parenti e personale assistenziale) del paziente.</p>
<p>Da questo punto di vista la creazione partecipazione a gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto si sta dimostrando un valido supporto.</p>
<p><strong> Prevenzione</strong></p>
<p>Come per le possibili cause e cure anche in campo preventivo ancora nulla di certo e definito.</p>
<p>Diete ricche di Vit C, Vit B12, Vit E ed Acido Folico, l&#8217;uso di FANS, il consumo di olio di oliva, vino rosso e pesce sembrano diminuire la possibilità di sviluppare la malattia.</p>
<p>Al contrario l&#8217;ipercolesterolemia, l&#8217;ipertensione, il diabete e il fumo, siano associati con un rischio maggiore di insorgenza della malattia.</p>
<p>Alcuni studi hanno mostrato un aumentato rischio di sviluppare la malattia nel caso di assunzione di metalli, e, in particolare, alluminio o in caso di esposizione a particolari solventi. Ancora l&#8217;esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza può aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.</p>
<p>dott.ssa Elisa Moro</p>
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		<title>Le malattie della terza età</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2014 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Moro</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-130" alt="02.02.0002.A-13-02-28_La terza e la quarta età" src="http://www.centroaide.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/02.02.0002.A-13-02-28_La-terza-e-la-quarta-età-300x200.jpg" width="300" height="200" />La terza età porta con sé il possibile sviluppo di alcune malattie tipiche dell&#8217;invecchiamento. Esse sono: osteoporosi, diabete, depressione senile e malattia di Alzheimer. La diagnosi precoce è fondamentale per affrontare al meglio queste patologie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È infatti molto importante che ci si rechi dal Medico Curante per esami di routine che possano evidenziare l&#8217;insorgere di malattie prima che i sintomi diventino evidenti e che il danno sia ormai avanzato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le malattie succitate non sono le uniche ma le più diffuse tra gli anziani. Esse possono essere prevenute con sane abitudini alimentari e coretti stili di vita.</p>
<p>L&#8217;invecchiamento è processo al quale non ci si può sottrarre. La qualità di vita di un anziano dipende sicuramente dallo stile di vita in generale, e da quello alimentare in particolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il benessere dell&#8217;anziano è il risultato di quanto accaduto durante tutta la sua vita. Ecco perché è importante sicuramente adottare diete ed abitudini consone al fabbisogno dell&#8217;età, ma anche e soprattutto educare i bambini per costruire il loro benessere futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Elisa Moro</p>
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